Le case delle donne

Le case delle donne sono piene di parole, a volte di urla
E anche di lacrime, di cose non dette, di gesti desiderati, di rimpianti, di rimorsi
Di echi lontani, di ricordi, di foto ingiallite
Le case delle donne sono disordinate, arruffate, squilibrate
Perché hanno conosciuto l’ordine della famiglia e quando la famiglia è stata lesionata, ferita, terremotata dalla perdita sono cresciute nel disordine
Disordine di tutto, prima di tutto del cuore
Le case delle donne sono piene di oggetti
Perché negli oggetti si coltiva l’amore per le persone che non ci sono più
Ma quando non ci sono più le persone c’è da chiedersi se tutti quegli oggetti abbiano ancora un senso
Le case delle donne sono piene… anche di vuoto
Il vuoto di quell’uomo che è così tragicamente mancato

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I criminali del web (legge Wish Aka Max)

Un’iniziativa che merita di essere pubblicizzata. A mio parere un progetto importante, impegnativo e costruttivo.
L’informazione (qualificata) e la conoscenza possono diventare un utile spunto per avere coscienza delle proprie azioni. Azioni che, virtuali o reali che siano, possono avere conseguenze molto gravi.
Vale la pena riflettere.
Grazie Roberto, per questo servizio che intendi offrire, ma, ovviamente, io spero sempre che Erre sia andato a fare un viaggio e che prima o poi torni. Quello che è certo è che quello che avviene oggi lo dobbiamo anche a lui.
Non entro nel merito di quel che successe allora, non è questo quello che conta ora. Quello che conta è quello che sta nascendo, la capacità di far nascere una perla da un granello di sabbia, di non ripiegarsi su se stessi, ma di lavorare perché le cose possano migliorare.

 

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Quaranta

Foto personale

Quaranta le carte nella mia mano
Quaranta in piedi o sul divano.
Mi rigiro confusa e non so cosa dire
tentazione l’avrei di tornare a dormire.
Tuttavia il tempo scorre e non ha pietà
dunque quarant’anni è ora la mia età.
Orgogliosa del passato, fiduciosa nel futuro
ma soltanto a tratti ché lo so che è duro
andare avanti sorridendo giorno dopo giorno
perché ad ogni andata corrisponda un ritorno.
Il mio pensiero vola alto più che mai
agli amori in terra, agli amori che amai.
E ora che con garbo ho fatto pure la rima
taccio per un po’ (avrei dovuto farlo prima?)
Quarant’anni suonati, ora ho un po’ paura
dicono cominci una nuova avventura.
Io vorrei soltanto, dico con circospezione,
di felicità una doppia razione!
Le rime baciate si sa sono snobbate
ritenendole in parecchi davvero scontate
ma il bello dei quaranta è proprio questo:
con la rima o senza, conta solo il testo.
Quindi lascio qui la mia confessione
e con le mani sui tasti canto una canzone.


tratto da youtube – canale di Crimine1981

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Quello che non so

Io non so quello che è giusto, mai, non riesco a dare delle sentenze nette. Penso sempre che sia tutto relativo e che uno ci si deve trovare in una situazione per potersi esprimere a pieno titolo, ammesso poi che si esprimano opinioni e non giudizi (per quello, credo, ci sono i tribunali, almeno così mi pare). E penso pure che i processi sommari siano incostituzionali e moralmente deprecabili siano essi reali o virtuali(ma questa è un’altra  storia).
Non so fare un sacco di cose ed altre non so se so farle perché magari non le ho provate o perché non so se so farle (lo sapevo che andava a finire che mi incartavo con le parole!).
Non so capire subito perché le persone fanno le cose, perché immagino sempre che le facciano per lo stesso motivo per cui le faccio io: per nessun motivo, ossia senza doppi fini. Almeno, di primo acchitto penso che sia così, dopo ovviamente so ravvedermi e guardare più in là del mio naso.
Non so stare al mondo se stare al mondo significa sgomitare oltre un certo limite, non rispettare le file, non dire “per favore”,  non cercare, nonostante tutto, di non arrendersi al sistema.
Non so non affezionarmi alle persone (e, come ho scritto più volte, alle cose ahimé), anzi, se ci tengo, peso ogni loro parola, forse anche troppo, e cerco di mettermi in discussione io per prima se c’è un problema.
Non so far finta di nulla, odio far finta di nulla.
Non so amare un po’, io amo e basta, non so farlo un po’ sì e un po’ no.
Non so non arrossire se mi fanno un complimento.
Non so dissimulare se sono arrabbiata o se sono gelosa, ci provo a non darlo a vedere, ma fallisco miseramente, mi si legge in faccia.
Non so se questa è una lista, forse sì (o forse no), ma il punto non è questo, il punto è che ci sono un sacco di cose che non so e sono molte di più di quelle che so.
Ma so che grazie alla presenza all’aiuto di chi mi sta intorno, giorno dopo giorno, cresce in un modo o nell’altro il numero delle cose che so.E so che ho sete di sapere un sacco di cose, ma non tutte, perchè, a ben pensarci, sono felice di non sapere (o non saper fare) alcune cose.

 

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MAX AILOVIU

Credo fermamente che ognuno possa fare qualcosa. Possiamo fare la differenza creando una realtà diversa giorno per giorno anche con piccoli gesti.

Di lui parlo, spesso. Ho un debole per lui. Quando lo vedo, in foto o in carne, il suo sorriso apre il mio. Attraverso il suo vedo i sorrisi dei bambini che ha aiutato che aiuta; vedo i sorrisi dei bambini che ora son adulti, ma dentro erano rimasti nascosti paurosi.

Quando lo leggo, lo seguo, lo sento, mi dico sempre che è stato messo sulla mia strada per ricordarmi che sì, si può fare la differenza, e lui MAX, la differenza la fa davvero e ogni giorno.

Per questo scrivo di lui e porto al suo blog, perché mi piace essere una freccia indicatrice che porta a lui e all’Associazione Prometeo. Questa volta però non vi parlo di “orchi”, questa volta vi parlo di portare anche voi un sorriso a dei bambini, se potete.
Uso le sue parole:

CI AIUTATE?
Ed anche per quest’anno ci mettiamo…

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La pericolosità delle liste

immagine presa dal web

Ho pensato che le liste in fondo mi fanno un po’ paura.

…e pensare che per questo era nato questo blog, per la santificazione, istituzionalizzazione… insomma perché mi piacciono le liste!

Tra l’altro detto da me che sono “un po’” maniacale in fatto di programmazione e controllo è un po’ un paradosso che mi faccia paura fare una lista. E io non faccio solo le liste della spesa o delle persone a cui fare i regali a Natale o delle cose da mettere in valigia se parto, faccio la lista (perenne) delle cose da fare al lavoro, o dei posti che vorrei vedere (a volte ho fatto anche quelle dei posti che ho visto … uhmmm è il suono delle  sirene della neuro quello che sento avvicinarsi?) o dei libri che vorrei leggere, insomma, facevo e faccio spesso liste.

Avevo in mente di farne una per le cose che voglio fare dopo aver compiuto 40 anni (oddio!), ma questo mi obbligherebbe (vabbè non esageriamo) a fare anche la lista di tutto quello che ho fatto e quindi potrebbe venirmi spontaneo sulla base di quest’ultima fare dei bilanci.

E in questo momento non mi va di fare bilanci, di mettermi in discussione, anche perché un bilancio “celebrativo” non avrebbe alcun senso. Non mi va di ripiegarmi su me stessa e pensare a ciò che sono stata e a quello che ho fatto.

Voglio usare le poche (al momento molto poche) energie che ho per pensare a quello che voglio fare nel prossimo futuro e magari, perché no? creare il mio “libro dei sogni”… perché, in fondo, a sognare un po’ che male c’è?

Magari la faccio la lista! 🙂

P.S. Si noterà che il fatto che a breve io compia 40 anni mi ha fatto uscire di testa più del solito!

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Nel bosco…

immagine presa dal web


Sabato pomeriggio, in un bosco durante una passeggiata dopo un pic nic
io ho circa 8 anni e sento un discorso tra i miei genitori
Mio padre “ecco, Laura non riesce mai a divertirsi, vedi S. come si diverte? come è spensierata?”
Mia madre dice qualcosa che non ricordo, forse nulla
Intervengo “ma io mi sto divertendo moltissimo, davvero!”
e penso “eppure mi sono impegnata tanto per dimostrargli che mi stavo divertendo”

e non so perchè mi viene in mente questo ora…
forse perché sto cercando di arrivare a quel punto in cui non devo dimostrare niente a nessuno, forse neanche a me stessa; perché voglio pensare che conta se mi diverto io e non se gli altri sono contenti se mi diverto, perché voglio mettermi al primo posto o almeno voglio fare finta di riuscirci; forse perché vorrei dire a mio padre che mi stavo divertendo, ma poi ho sentito quello che diceva e non mi sono divertita più, perché il mio divertimento, la mia felicità, stava anche nel saperlo felice; che non riuscivo a dividere la mia felicità dalla sua; che per la sua approvazione già allora avrei fatto di tutto, anche inventarmelo il divertimento; forse perché adesso avrei il coraggio di dirglielo, ma non posso; forse perché mi porto dietro un sacco di “forse” e un sacco di “perché?” e prima o poi riuscirò a sciogliere i nodi attorno a cui sono aggrovigliati…
forse perchè vorrei tornare ad avere otto anni correre in quel bosco e non aver ascoltato la conversazione

e questo post cominciato in un modo, come al solito ha scelto da solo la sua strada

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